Malawi e Zambia - riflessienatura

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Africa

MALAWI E IL SOUTH LUANGWA NATIONAL PARK
11 agosto – 26 agosto 2012


E’ di nuovo Africa, quella bellissima e misteriosa terra che ti infetta con il suo dolce malore fatto del profumo della Natura, delle vesti colorate del suo popolo, dell’odore di selvaggio.

BON VOYAGE – Yendani bwino
Il Malawi, chiamato The warm earth of Africa, è un piccolo stato rinchiuso fra Zambia, Mozambico e Tanzania e la sua caratteristica è il lago, chiamato Nyasa, che ne occupa gran parte della superficie, altro non è che la parte finale della Rift valley che attraversa gran parte dell’Africa centro-est meridionale. Purtroppo rispetto ai suoi vicini questo stato ricco di pesce e di gente sorridente non attira molti turisti. Noi a discapito di questo abbiamo deciso di andare a visitarlo per conoscerlo meglio.
The warm earth of Africa sarà la nostra principale meta, fatta eccezione di quattro notti in Zambia per la visita ad uno dei più bei parchi africani, il South Luangwa, abbastanza comodo da raggiungere dal confine con il Malawi.
Da Roma ci attende un volo della Ethiopian Airlines, con scalo prolungato ad Addis Ababa, dove trascorriamo la prima notte di viaggio offerta dalla compagnia aerea con cena, colazione e navetta da e per l’aeroporto compresa. La prospettiva di una doccia e un letto è accolta con entusiasmo.
La mattina dopo ripartiamo dalla capitale etiope con destinazione Lilongwe, Malawi  finalmente arriviamo.

ATTERRIAMO IN MALAWI
L’aeroporto di Kamuzu
si presenta con il minimo necessario all’accoglienza e dobbiamo fare un’interminabile fila per il ritiro dei bagagli, considerando la lunga pausa notturna è già una fortuna che siano arrivati.
Ad attenderci un pulmino con autista, Adam, e la guida George. La stanchezza si sente e non riesco ancora ad entrare nei giusti ritmi africani. Le prime ore passano per sbrigare alcune pratiche d’obbligo, come saldare il conto dell’agenzia, procurarsi i kwacha malawiani al cambio di 1$ per 290 mkw, fare approvvigionamento di acqua e di viveri necessari per affrontare il percorso in maniera autonoma con le nostre tende e la cucina da campo. Se non è avventura noi non la vogliamo.
Partiamo in ritardo per la prima destinazione in programma che è Blantyre, il sole tramonta rosso intorno alle 18.00 e per il resto della strada il cielo sostituisce l’azzurro con una distesa di stelle brillanti, fantastiche, ma il paesaggio intorno è invisibile, completamente ingoiato dal buio. La prima notte in Malawi la passiamo in ostello, il Bookles, accomodati in camerate, così da riassettare noi e bagagli. Il costo è di 15$ a persona compresa una cena con piatto unico caldo.



La mattina, dopo una breve visita ad un bel mercato locale, dove è sempre un piacere immergerci con la gente del posto, ci dirigiamo all’asta del tabacco della città, dove ci attende una piccola delusione. Di tabacco solo qualche umida balla e la scarsa produzione del 2012 ha fatto chiudere le attività con grande anticipo. Il risultato è un enorme capannone vuoto con strisce in terra numerate, il compratore sceglie la sua fila e l’acquista, naturalmente quando il tabacco c’è. Sicuramente da vedere nel momento giusto.
Da Blantyre non ci spostiamo di molto per andare a far visita alle coltivazioni di tea e caffè nella zona si Mzuzu. Il tea del Malawi è abbastanza famoso e la maggior parte della produzione viene inviata all’estero presso i grandi distributori, solo una piccola quantità, di qualità più scarsa viene destinato al commercio locale. Noi dopo l’interessante spiegazione del processo e la degustazione ne acquistiamo alcune confezioni da riportare a casa. Per noi non era una novità, nei nostri viaggi era già capitato di visitare delle piantagioni, ma è sempre un piacere gustare una tazza di tea caldo.
Ripartiamo, come sempre i nostri viaggi sono on the road e la destinazione è il Mulanje, dove dobbiamo montare le nostre tende possibilmente prima che faccia buio e ci riusciamo al Kiluhula Camp al costo di 10 $ a persona.
Oggi è il vero primo giorno pieno di viaggio e adesso non ci rimane che tirare fuori viveri e fornello e cucinare una bella pasta portata dall’Italia. Le docce sono fredde e durante la notte il sacco a pelo da mezza stagione è sufficiente a malapena.
La mattina partiamo per un trekking sul Monte Mulanje, dove raggiungeremo una delle prime vette a quota 1700 m, partendo da 500 m. Il trekking è molto impegnativo le prime tre ore sono tutte in salita con ripide pendenze e grossi dislivelli, una bella fatica per le gambe, appesantite anche dagli zaini in spalla.



All’arrivo sul plateau purtroppo la nebbia ricopre il paesaggio intorno a noi togliendoci completamente la vista sul panorama. Iniziamo la discesa trovandoci un percorso molto scivoloso, il prossimo punto di ristoro è una piscina naturale creata dal fiume, una suggestiva pozza di acqua verde/turchese in mezzo alle rocce in cui scende una cascata molto bella. Noi ci tuffiamo per abbassare la temperatura corporea. L’acqua è gelida, al primo tuffo dà una sferzata a mente e fisico e per una attimo braccia e gambe sono come avvolte in una morsa formata da migliaia di spilli acuminati. Solo qualche istante dopo si inizia ad assaporare i benefici, giusto in tempo per uscire arrivati al punto massimo di sopportazione. Fuori adesso sembra molto più caldo di prima. L’impegnativa escursione si organizza direttamente con i gestori del Kiluhula Camp, costa 20$ a persona, accompagnati da delle instancabili guide dal passo svelto è compreso un piccolo pic nic lunch formato da un sandwich e da una banana, l’acqua va portata in abbondanza, consiglio anche integratori e scarpe da trekking.
Vado a letto con un pizzico di delusione dalle poche foto conquistate fino ad ora e dalla scarsità di fauna. Al momento in pratica niente animali selvaggi e anche l’avifauna è molto rara.
Confido nei parchi, l’Africa non può deludermi da questo punto di vista. Dall’altra parte il popolo è come al solito cordiale e disponibile. Gente fatta per sorridere a tutto e a tutti, soprattutto a noi Muzungu, ovvero uomo bianco!



IL LIWONDE NATIONAL PARK
Il nuovo giorno in Malawi è in direzione Liwonde National park passando per Zomba che raggiungiamo in circa tre ore e mezza. La capitale storica si presenta come una città coloniale dalle poche prospettive, è un misto fra moderno africano e colonia inglese. Ne approfittiamo per fare rifornimento viveri per cena ed io decido di pranzare presso una bancarella che offre dei bocconcini di maiale ben arrostiti al costo di 300 Mkw. Buonissimi.
Finalmente ripartiamo intorno alle ore 14 e quando oltrepassiamo il gate del Liwonde è prossimo il tramonto. Chiediamo all’autista di rallentare perché finalmente lungo la strada avvistiamo i primi animali, non è la prima volta che appena attraversiamo il gate noto che iniziamo subito ad avvistare fauna che pochi metri prima non era presente, singolare cosa. Vediamo diversi tipi di antilope, babbuini, facoceri e dei bellissimi elefanti di cui un paio che ci attraversano la strada.
Montiamo  anche stasera le nostre tende con il buio, il Mvuu Camp si trova a circa 30 km dal gate e costa 30$ a piazzola con uso cucina.
Al mattino decidiamo di svegliarci presto, da poco è sorto il sole e ne approfitto per andare lungo fiume a fare qualche foto ai coloratissimi uccellini, la luce della mattina è molto favorevole e si vedono diversi tessitori, qualche gruccione, martini e nascosti sotto l’acqua un paio di coccodrilli, gli ippopotami sono dall’altro lato del fiume. Alle 8 partiamo con la nostra guida per il safari boat sul fiume Shire, intorno al quale si estende il Liwonde National Park, le barchette non sono enormi, ma comode.
I coccodrilli battono in quantità il resto di tutti gli animali, ce ne sono molti anche di enormi.



Anche gli ippopotami sono in gran numero, riuniti in famiglie proteggono all’interno i piccoli, visto la numerosa quantità di predatori acquatici. Sulle sponde tantissimi tipi di uccelli, antilopi d’acqua, impala e puku africani. Anche un bellissimo elefante che ci viene molto vicino. Il giro in barca è da fare, dura circa tre ore e costa 30$ a persona, anche se per le fotografie non è la scelta migliore per il movimento che crea l’acqua anche da fermi.
Tornati al camp, ci facciamo servire colazione dal lodge, un po’ scarsa per il prezzo di 15$, una salsiccia cotta qualche minuto di troppo, un uovo strapazzato e mezza fetta di pane tostato. Almeno il caffè e il tea sono gratis.
Pomeriggio con qualche ora di relax, prima di ripartire alle 15 per il game drive, visto che il parco non offre la possibilità di avvistare i big five decidiamo di fare il giro con il nostro pulmino facendo salire a bordo un ranger per 10$ a persona, noi siamo 16 e la cifra ci sembra eccessiva, la guida è onesta e ci accordiamo per un prezzo che riteniamo congruo per le due ore, ovvero 50$ e considerato che non si è nemmeno impegnato a segnalarci gli animali a conti fatti è anche troppo. Il giro si poteva anche evitare, non abbiamo visto praticamente niente, anche se una parte dipende solo dalla fortuna. Volendo si poteva scegliere la jeep con 40$ a persona.
La sera il cielo è come sempre stellatissimo e la via lattea si distingue perfettamente. Buonanotte stelle.

SULLE SPONDE DEL LAKE MALAWI
Ci alziamo prima dell’alba per riporre le tende e caricare i bagagli, si parte alla volta di Cape Mclear sul lago Malawi. Il tragitto non è lungo, ci prendiamo un po’ di tempo nel primo tratto per raggiungere l’uscita dal parco godendoci il sole che sorge e un bel gruppo di elefanti, con cuccioli.
Raggiungiamo il distretto di Cape Mclear e ci dirigiamo al Fat Monkeys Camp che si trova direttamente in riva al lago in un bel posto arieggiato. Nel pomeriggio decidiamo di farci un giro fuori dal camp, per confonderci con la gente del posto e la loro vita sul lago. I bambini, ma non solo, ci accolgono con calorosi saluti e ci danno il benvenuto con larghi sorrisi. Noi contraccambiamo scambiando due chiacchiere e facendo alcuni acquisti dagli artigiani locali. Acquistate in moneta locale e contrattate.
Stasera il tramonto è sul lago, la grande stella rossa scompare dietro un’isoletta di fronte a noi prima di vederla baciare le acque. I tramonti africani hanno quel colore intenso così surreale che solo in queste terre è possibile godere e ammirare.
La nostra prima notte al lago è passata tranquilla, solo qualche raffica di vento durante la notte. Dopo una sbrigativa colazione ci aspetta un giro in barca organizzato con dei locali, ci siamo accordati la sera prima per 20$ a persona, la richiesta iniziale era di 25$, consiglio di non lasciare assolutamente anticipi e di pagare solo a fine giro. I nostri piloti ci portano di fronte all’isoletta dove la sera si nasconde il sole, che ci accoglie aspra e irta. I pescatori sono lì intorno con le loro piroghe a pescare, uno sulla barca con un filo prende il pesce piccolo, l’altro davanti con maschera e boccaglio usa la fiocina per quelli più grandi. Il nostro "capitano" ancora non approda e lancia in acqua del pesce morto richiamando le aquile pescatrici, cercando di imitare anche il loro verso. Le aquile quando individuano il pesce con la loro infallibile vista, si gettano in volo giù dal ramo planando sul facile pasto. Approdiamo sulle rocce in riva alle limpide acque del lago ricco di ciclidi colorati, gli stessi che finiscono nelle case in vasche ornamentali, ricordo infatti che il Malawi, grazie al suo ricco lago, è il primo esportatore al mondo di pesci da acquario. Alcuni amici decidono di tuffarsi in mezzo ai brillanti e colorati ciclidi. Nelle acque dolci africane è ancora presente il parassita della bilharziosi, soprattutto nelle acque ferme, ma un bagno merita se si ha la propria maschera e boccaglio. Il rischio è quasi nullo e basta procurarsi in una farmacia locale la cura contro la malattia, da noi non reperibile. Con due pillole fornite in base al peso corporeo, per pochi euro, la malattia della bilharziosi è scongiurata.
Rientrati al camp è quasi ora di pranzo e decidiamo di assaggiare un po’ di cucina locale la scelta cade sul pesce: il chambo di dimensioni medio piccole, servito intero e cucinato alla griglia, dal sapore simile ad un’orata o il kampango, un grande pesce gatto, servito fritto e leggermente meno saporito del primo. I prezzi sono molto economici e il cibo ben cucinato.



Il pomeriggio ci gettiamo nuovamente nel villaggio e questa sera ci siamo portati le matite colorate che tanto fanno felici i bambini africani, ne distribuiamo a decine e non bastano mai! Portate con voi dei piccoli doni come penne o fermargli per i capelli, evitate le caramelle che provocano la carie in un paese con scarse cure mediche. I sorrisi che ci lasciano in cambio sono per noi il dono più grande. Come la sera prima non può mancare la visione del tramonto sul lago, oggi con qualche nuvola, che in serata  si trasformerà in gocce di pioggia, la nostra ninna nanna per tutta la notte.
La mattina smontiamo e riponiamo le tende bagnate e partiamo alla volta di  Mua, dove assistiamo ad una cerimonia religiosa cristiana locale, con canti accompagnati dai bonghi, molto suggestiva, anche se arriviamo quasi alla fine. E’ domenica è molto mercati e negozi sono chiusi, ma per noi aprono l’aircraft locale dove troviamo delle bellissime opere intarsiate nel legno da artisti malawiani. Acquistiamo altre maschere da aggiungere alla nostra collezione da tutto il mondo.
Qualche ora di strada verso nord e da Mua ci trasferiamo ad Nkhotakota, tristemente nota per essere stata il punto di partenza della deportazione degli schiavi iniziata intorno al 1800 dal mercante Jumba. Arrivati sul posto una guida ci accompagna in visita ai punti fondamentali del viaggio di Livingstone nel 1860, come l’albero a cui è stato dato il suo nome, grande promotore dell’abolizione della schiavitù che avvenne solo negli anni a seguire. Approfittando della bella passeggiata storica ammiriamo i pescatori sul lago che ritirano e riordinano le reti per la sera, assistiamo alla festa sulla spiaggia per la fine del Ramadam, dove tutta la città fa festa, musulmani e non ed i bambini ci gridano dietro "monei" che nella loro lingua significa come stai e ci chiedono di essere fotografati. Io gli faccio vedere le loro immagini sullo schermo delle reflex, ritrovandoci così seguiti da un numero sempre crescente di bambini che fanno a gara per farsi fare uno scatto. Si può essere ancora felici per poco, come io lo sono per la loro gioia.



La notte la trascorriamo presso la casa accoglienza dei Salesiani di Don Bosco dove ci ospitano in stanze improvvisate e ci preparano anche una cena tipica a base di purè di farina di tapjoca, detto nsima, pollo, erbette e l’immancabile riso in bianco.
Prima e durante la cena un improvvisato dj grazie al computer ci fa ascoltare musica locale, hanno organizzato un simpatico benvenuto per noi e noi ringraziamo ballando con loro cercando di seguire i loro perfetti e ritmici movimenti. Il costo non è fisso, ma viene richiesto una piccola donazione, noi lasciamo 15$ a persona.
La mattina dopo siamo pronti per partire ed attraversare il confine con lo Zambia, ci aspettano molte ore di pulmino.

LO ZAMBIA – DAL CONFINE AL LUANGWA NATIONAL PARK
Inizia di mattina presto la lunga traversata che da Nthokatoka ci porterà al confine del Malawi superandolo e raggiungendo la città di Chipata. Durante il tragitto poche e veloci le soste. Arriviamo alla frontiera di Mchinji dove attraversiamo il confine ed entriamo in Zambia pagando un visto di 50$. Scopriamo anche che il nostro autista non ha il passaporto e dopo una lunga perdita di tempo, tensioni e allungando una mancia sottobanco al doganiere, passiamo. Il tempo previsto era stimato in due ore e le usiamo tutte. La strada per arrivare a Chipata per fortuna non è lunga, in città cambiamo i soldi in moneta locale, al cambio di 1$ per 4750 Kwacha Zambiani e sembra di essere tornati alle vecchie lire. La prima notte in Zambia la passiamo al Mamas-rula Camp al costo di 6$ a persona.
La strada che ci porterà a destinazione non è finita ed è davvero disastrata, ci sono continue deviazioni ed è piena di polvere e mal messa. Durante l tragitto facciamo una sosta alla fabbrica dei tessuti, dove vediamo le fasi della lavorazione e poi acquistiamo delle bellissime opere da riportare a casa.
Dopo quasi 4 ore finalmente arriviamo nella zona di Mfwue, poco prima del nostro camping. Facciamo provviste di viveri ed è ora di piantare le nostre tende al Wildlife Camp, che sorge lungo le  sponde del Luangwa river ed a pochi km dall’entrata del South Luangwa National Park. Il costo del camping è 10$ a persona per notte, c’è acqua calda e piazzole attrezzate. Per tre giorni le nostre tende occuperanno una parte della selvaggia area con una bellissima vista sul fiume. Elefanti, ippopotami, impala e molti uccelli sono i protagonisti del nostro panorama. Ci godiamo un bellissimo tramonto e dopo cena cerchiamo di immortalare anche qualche foto al cielo stellato. Domani ci aspetta la giornata dei game drive. Alle 6 siamo pronti a partire con le jeep in direzione del gate del parco, il costo del game drive è di 45$ per 4 ore circa e lo paghiamo al camp, mentre il ticket giornaliero per il parco è di 132.000 Zkw da pagare all’ingresso dove accettano solo valuta locale.
Il parco è molto grande diviso in due dal fiume Luangwa, si può però visitare solo una piccola parte, per questo, anche se ricco di animali non sarà semplice avvistare i felini in quanto si muovono parecchio per cacciare. Le ore a nostra disposizione trascorrono avvistando tanti bellissimi animali, fra cui le elegantissime giraffe, le zebre e alcuni bufali, ma niente felini.



Torno al camp con poche foto fatte anche se molto soddisfatta del giro, il parco promette bene ed è davvero unico nel suo genere, il fiume quasi in secca lascia affiorare un letto di sabbia bianca a contrasto con la verde vegetazione in cui animali e natura si confondono perfettamente.
Alle 16 si riparte per un nuovo game drive nel parco, questo si svolgerà prevalentemente in notturna, visto che poco dopo le 17 il sole tramonta. Assistiamo allo spettacolo da un punto alto sopra il fiume dove nella poca acqua rimasta il sole rosso riflette la sua scia prima di nascondersi dietro l’orizzonte. Da questo momento iniziamo a girare con il buio e una guida si munisce di un potente faro scandagliando il bush alla ricerca del riflesso degli occhi degli animali, praticamente con la vista di un felino. Non ci mettiamo molto ad avvistare il primo leopardo, non vicinissimo, ma emozionante che sta uscendo dal suo nascondiglio diurno per andare a caccia con il favore della sua vista notturna. La notte porta nuovi animali come una genetta che disturbata dal nostro faro scappa veloce, un altro leopardo molto più vicino del primo, una iena e una piccola scimmia notturna, il galago. I leoni di notte si muovono poco per cui è praticamente impossibile avvistarne. Il safari notturno è molto bello ed emozionante, nonostante la possibilità di fare foto sia praticamente nulla data l’assenza di luce. Al rientro al camp la foratura di una gomma ci permette di scendere e fare due chiacchere, mentre Conrad, guida e manager del wildlife camp, cambia la gomma con una tecnica e velocità impeccabili. Prima di ritirarci nelle tende sorpresi ci passa a pochi metri un enorme pachiderma incredibilmente silenzioso, poco dopo fa la sua comparsa un ippopotamo. Noi parliamo sottovoce emozionati mentre la Natura ci sta sfiorando.



La mattina dopo alcuni di noi decidono di fare il walking safari che il camp offre all’interno della sua proprietà al costo di 40$, senza così dover pagare il ticket di ingresso, io e mio marito optiamo di ripartire nuovamente con la jeep all’interno del parco.
Dopo aver pagato il ticket attraversiamo il ponte sul fiume e siamo di nuovo immersi nel parco. Il nostro autista e guida di stamani è Joseph molto preparato e simpatico con una nota di merito per fornirci alcune curiosità sulla natura e i suoi abitanti. Ci racconta che l’aquila pescatrice è chiamata Timekeeper, guardiano del tempo, quando emette il suo richiamo l’orologio è sempre intorno allo scoccare della nuova ora e sarà suggestione, ma facendoci caso sembra proprio sia così. Mentre i termitai hanno un sistema avanzato di termoregolazione gestito dalla regina, che a seconda se ha caldo o freddo emette un ferormone per dare l’ordine alle operaie di chiudere o aprire il camino del nido. Incredibile, cosa si può scoprire.
Passiamo così la prima mezz’ora all’interno del parco, quando avvistiamo due bei bufali che stanno bevendo, spengiamo il motore come è abitudine dei ranger fare e in sottofondo iniziamo a udire le grida dei babbuini. Tendo l’orecchio e chiedo cosa stia accadendo, Joseph risponde che potrebbe essere uno scontro fra maschi adulti. Le grida aumentano e noi andiamo a vedere curiosi. Fra un vortice di rami che si muovono, foglie che cadono, movimenti a terra e sugli alberi, con il gridare continuo delle scimmie, dall’alto bush, perfettamente mimetizzato appare un giovane leopardo con in bocca un babbuino più grande di lui. Noncurante dà le spalle alle altre scimmie che gli urlano contro per reclamare il corpo del loro familiare sventrato. Inizio a scattare foto verso la scena di predatore e preda, foto difficili a causa dell’alta vegetazione. Siamo l’unica jeep che sta seguendo il tutto, è realtà o sto guardando il channel del National geographic?



Scatto di continuo fino a mettere a fuoco l’enorme babbuino che penzola davanti al leopardo morto, con la bocca spalancata e gli occhi aperti, scende una lacrima per la vittima, sottolineata dallo straziante urlare degli altri babbuini che non smettono di seguire il felino, anche se a debita distanza. Noi seguiamo con la jeep anche se la sterpaglia si fa fitta ed è grazie ad una iena che sbuca dalla parte apposta che il leopardo è costretto a salire sul suo albero, troppo riparato per vederlo bene e pericoloso per andarci sotto. Elefanti e giraffe fanno da contorno, ma al momento non sono loro ad attirare la nostra attenzione. Sono anni che vado in Africa è questa è la prima vera scena di caccia a cui abbia mai assistito, un’emozione unica sotto molti punti di visti. La natura fa sempre il suo corso e la scelta giusta.
Lasciamo il leopardo al suo pasto, anche se al momento lo sta leccando come fosse un cucciolo, mentre noi proseguiamo il giro da ragazzi fortunati. La mattina infatti sarà un susseguirsi di belle scene compreso un gigantesco alveare di api con tanto di miele colante e un altro leopardo poco più distante di quello di prima. Niente leoni, ma dopo tutti questi leopardi va bene anche se il re della savana non si fa vedere. Rientriamo prendendoci il pomeriggio libero per riassettare le idee, le foto e le riprese, raccontando agli altri la scena vista e indelebile nei nostri occhi.
Nuovo autista e nuovo portatore del faro per l’ultimo game drive, di nuovo in notturna. La guida al volante è impavida e saetta a folle velocità durante il percorso. Dopo essere stati riportati sul luogo dove il leopardo della mattina mangia la sua preda e dove troviamo 4/5 jeep a guardare lo spettacolo, naturalmente la notizia è girata, passiamo oltre ed assistiamo ad un bellissimo show di un gruppo di elefanti, adulti e cuccioli, che si rotolano nel fango. Il tramonto ci scorre davanti agli occhi mentre girata la curva ci troviamo in mezzo ad una gigantesca mandria di bufali da cui veniamo circondanti all’istante, per fortuna non ci prendono per un nemico e il nostro "Schumacher" africano si destreggia bene. In notturna il nostro autista ci fa fare un bellissimo giro alternativo in cui vediamo un paio di genette e un bellissimo porcospino. Un leopardo mi passa a pochi metri dalla mia postazione sulla jeep è emozionante e ci regala un piccolo spettacolo mentre vaga da albero ad albero segnando il territorio. Sembra un docile gattone, ma non mi azzarderei a scendere per fargli una carezza.
La mattina dopo riponiamo le tende per l’ultima volta e rimontiamo sul nostro torpedone che come al solito per accendersi necessita della spinta in discesa, speriamo ci porti a destinazione, ovvero a Lilongwe, la capitale del Malawi, salutiamo lo Zambia e puntiamo di nuovo il confine per andare a concludere il nostro viaggio




LILONGWE SEGNA LA FINE DELLA NOSTRA AVVENTURA
In serata arriviamo in città che ci riporta bruscamente ai normali ritmi caotici, il nostro Budget Lodge non è bellissimo, ma si trova proprio a due passi dal centro nella old town, le camere sono pulite e l’acqua nelle docce è calda.
La mattina dopo un ultimo giro al mercatino per spendere la moneta locale rimasta fino a prendere la via dell’aeroporto che dista circa 40 km dalla capitale.
Un altro viaggio, un’altra avventura si conclude, un’Africa quella del Malawi un po’ più alla portata di tutti con molte comodità che altri paesi del continente nero ancora non hanno. Un’Africa più soft, ma non per questo meno bella, la gente è di una cordialità unica, anche se sotto quei bellissimi sorrisi si nasconde l’incubo hiv, ovunque ci sono cartelli pubblicitari che invitano a fare il test, in un paese con una delle più alte percentuali di sieropositività al mondo. Dello Zambia abbiamo solo avuto un piccolo assaggio di quello che può offrire visitando un parco che spesso viene tagliato fuori dai tour classici data la sua posizione. Quel giro classico sarà sicuramente una delle nostre prossime mete, perché lo Zambia con così poco mi è già entrato nel cuore. Il mal d’Africa si rinnova ogni volta che ritorno a casa, separarsi da questa terra è sempre più difficile, ne ho lasciate di lacrime in quel continente. Anche se il Mondo è grande da vedere, lei ha un posto speciale, una priorità fra le scelte e presto sarà di nuovo la Mia Africa. Grazie.



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